Ministero dell’Onanismo

Quando si stenta con l’economia e si fatica con il diritto, è sempre meglio buttarla sull’etica. Non si perdono consensi e si figura come i primi della classe in qualcosa.

Da qualche mese a questa parte il mondo è cambiato. Scampata la tempesta perfetta, è ancora crisi. Secondo gli esperti, la congiuntura graverà su imprese e famiglie per tutto il 2009 e per una parte del 2010; e per evitare gli effetti più nefasti occorrono investimenti: per salvare le banche, i depositi e i redditi dei poveri, categoria che riguarda ormai parte del ceto medio. Qualcuno deve aprire il portafoglio. Chi? In America e in Gran Bretagna i governi hanno deciso che saranno i ricchi a finanziare le attività anti-crisi, in nome del principio sacrosanto della solidarietà sociale.

In Italia della solidarietà sociale non importa nulla a nessuno – a meno che non sia visibile e non porti consenso: ecco l’elemosina della social card e altre sciocchezze. Ma siamo un paese di poeti e di originali, e si è così stabilito che le risorse saranno drenate dalla pornografia. Non è uno scherzo: è previsto nel decreto anti-crisi, che rispolvera all’articolo 31 la pornotax varata in occasione della Finanziaria 2005 ma rimasta sempre senza regolamento attuativo. Una stangata sul porno in tv e sulla carta stampata, attraverso un’addizionale irpef del 25% in più prevista per i produttori. La norma viene però leggermente modificata: non ci sarà addizionale sul materiale «di incitamento alla violenza» ma solo su quello pornografico, evitando così al premier di dover pagare una tassa su certi filmetti cretini e violenti di Italia Uno.

Naturalmente è una buffonata, destinata a raccogliere più polemiche che soldi. Anzitutto, c’è da chiedersi cosa sia la pornografia. Questa la definizione del governo: «si intendono i giornali quotidiani o periodici, con i relativi supporti integrativi, e ogni opera letteraria, teatrale e cinematografica, audiovisiva o multimediale, anche realizzata o riprodotta su supporto informatico o telematico, in cui siano presenti immagini o scene contenenti atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti come determinati con decreto del presidente del consiglio su proposta del Ministro dei beni culturali entro due mesi dall’entrata in vigore del decreto». In pratica, spetta al povero Bondi stabilire se un’opera sia pornografica o meno. E come deve fare, se non consultando l’immensa mole di materiale porno circolante? E soprattutto: gli farà bene? Certo, Bondi non è uno abituato a protestare. Racconta Sgarbi che «la prima volta che l’ho sentito parlare ho avuto uno shock. C’era una riunione di Forza Italia, e non era previsto l’arrivo di Berlusconi. E invece arriva Berlusconi, proprio mentre lui sta parlando. Bondi si ferma, lo guarda e gli dice:”Mi scusi Presidente se parlo in sua presenza”…». Detto questo, un’opera sui vasi Greci, sui quadri di Courbet o sulle sculture di Jeff Koons rischia di essere tassata.

Non si raccoglierà un euro. Da quando i dvd sono stati soppiantati da internet, le case di produzione di film porno sono in crisi. E i contenitori sul web non consentono di stabilire se un certo film sia italiano o meno: si trasmettono spezzoni, tagliati e inviati da privati. E poi il decreto fa acqua da tutte le parti. I potenti hanno poca dimestichezza con la Costituzione, altrimenti saprebbero che in Italia la pornografia è tollerata – ma resta pur sempre un’attività illecita, vietata da norme superprimarie: all’art. 21 la carta fondamentale dice che «Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni». Insomma, la pornografia non è legale, ma si chiude un occhio in quanto “sfogo sociale”. Ma il punto è: si può tassare un’attività illecita? Ovviamente no, sarebbe un “pizzo” da Stato-pappone.

E allora? E allora niente. E’ solo l’ultima boutade della recente tendenza moralista del governo, inaugurata con il decreto Carfagna a seguito del noto scandalo internazionale che ha visto come protagonisti il premier e l’avvenente ministra alla pari opportunità. Dal giorno dello sputtanamento, i maestri dell’immagine di Arcore hanno deciso che l’ambiente debba incupirsi, e che la stanza del premier debba sembrare come quella di Filippo II all’Escorial: due sedie, il libro dei conti, la Bibbia e nessun quadro alle pareti.

Qualcuno deve pagare per il momento difficile: si sceglie la pornografia perché, nella mente di qualcuno, è intrinsecamente sporca. E siccome nessuno ha piacere di essere confuso con queste cose, nessuno protesta, tranne personaggi da “nave dei folli” come Tinto Brass e Rocco Siffredi. Si colpisce con la consapevolezza dell’impunità e della morale del silenzio.

Solo che, ancora una volta, si finisce per incidere sulla libertà personale. La politica, cioè, si assume il compito di stabilire non ciò che sia utile o dannoso, ma ciò che sia intrinsecamente buono o cattivo. E’ un compito che non le spetta: se si facesse una valutazione sugli effetti, sarebbe consigliabile tassare i programmi dei cretini per i cretini, come la talpa o il grande fratello. Ma quando diritto e morale si confondono, tutto è perduto.

Marco de’ Francesco

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Published in: on dicembre 4, 2008 at 11:41 am  Lascia un commento  

L’indignazione della ministra (genera mostri)

Che fate quando vi pescano con le mani nel vasetto della marmellata? Vi vergognate, è ovvio. Se poi la cosa fa il giro del pianeta, vi vergognate ancora di più. Ho conosciuto persone che si sono chiuse in casa per sei mesi, dopo essere finite sui giornali in circostanze sfavorevoli. Altre, però, il cui ego supera la comune decenza, sanno bene che in politica l’arma più adeguata da sfoderare in casi come questi è l’indignazione. Mi avete beccato? E io mi indigno.

Ma talvolta si esagera. Proprio l’altro ieri è stato presentato, in una affollata conferenza stampa, il ddl sulla (o meglio, contro la) prostituzione di strada. Porta la firma della ministra alle pari opportunità Mara Carfagna, ex velina e presentatrice di una certa notorietà dovuta, fino a pochi mesi fa, alla pubblicazione di calendari molto diffusi nell’ambiente extraparlamentare dei gommisti. Ma chi ne avesse sentito parlare solo durante la conferenza, avrebbe potuto pensare di trovarsi di fronte a Santa Maria Goretti in persona. Elegante (ma non in albis come in altre occasioni), taglio alla garçonne, voce pacata, la ministra racconta ai giornalisti di aver dato una mazzata micidiale al mondo della prostituzione. Che di fatto il ddl abolisce in toto. «Si tratta – spiega – di uno schiaffo durissimo al mercato della prostituzione, le toglie linfa». E continua: «Un fenomeno vergognoso che spesso è connesso alla riduzione in schiavitù, all’uso e all’abuso dei minori, che a volte sfocia anche in fenomeni di violenza come lo stupro, tutti fenomeni che sono strettamente collegati alla prostituzione in strada». Un fatto di decoro urbano? Macché, spiega la ministra, c’è di più: «per il governo la priorità è la lotta ai reati, che condanna fermamente».

E’ il ddl più strano che si potesse immaginare. Dopo anni di riflessioni sul fenomeno della prostituzione, c’è chi ritiene di poterlo cancellare con la bacchetta magica di una legge. Il ddl si limita a punire prostitute e consumatori; più carcere per tutti, e questo in un paese dove, per andare in galera, devi farla veramente grossa. E’ come abolire per legge gli uragani, senza prendere iniziative per limitare quei fenomeni che, come il global warming, li alimentano.

Solo che il fenomeno ha dimensioni che il candore della ministra non riesce a percepire. Cinquantamila prostitute, per lo più straniere, e nove milioni di clienti. Come arrestare la Lombardia intera. Ministra, ma dove li mettiamo? E poi, chi arresta chi? Si tratta di ingabbiare un terzo del genere maschile presente in Italia, cioè (esclusi i bambini e i vecchi) la metà dei maschi sessualmente attivi. Ma vi rendete conto? Immaginate di andare in ufficio e di trovarlo mezzo vuoto. «E Mario, Luca e Antonio?» «Eh, sono stati arrestati».

Che la legge abbia solamente una dimensione propagandistica, lo si capisce dall’indignazione, cartina tornasole di una coscienza con la coda di paglia. «Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire – ha aggiunto il ministro -. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga». E questa indignazione non richiesta né provocata dai giornalisti presenti che fa riflettere: vuoi vedere che tutto questo sia stato costruito in quattro e quattr’otto per difendere, più che il decoro urbano, quello della ministra? Perchè non c’è niente di più efficace in politica, quando si finisce nel tritacarne, che una buona spolverata di morale pubblica e pie intenzioni.

Facciamo un passo indietro. Due mesi fa un quotidiano argentino se ne usciva paragonando Berlusconi a Clinton e dipingendo un quadretto piuttosto piccante. Nell’articolo si legge che «El primer ministro Silvio Berlusconi y una ministra de su gabinete han quedado en el centro del escenario de un vasto escándalo ya bautizado “sexygate”, como el que hace diez años casi le cuesta la presidencia de los Estados Unidos a Bill Clinton, a raíz de sus comprobados juegos de sexo oral en la sala oval de la Casa Blanca con la becaria Mónica Lewinsky… Se dice que en la Caja de Pandora de las 8.400 intercepciones telefónicas realizadas por la justicia de Nápoles en una causa de corrupción que podría terminar en un proceso penal contra Silvio Berlusconi, hay algunas llamadas que no tienen relevancia penal pero son un cóctel explosivo por su fuerte contenido erótico y las referencias al sexo oral, que los italianos llaman il pom…(censura)». Vero? Falso? Non sappiamo, perchè nessun giornale italiano ha pubblicato le presunte intercettazioni. Dobbiamo dunque desumere che non esistano; chi scrive è peraltro contrario alla pubblicazione di intercettazioni che non abbiano, come in questo caso non avrebbero, alcuna rilevanza penale. La privacy va rispettata, anche se si tratta del premier e di una ministra della Repubblica.

Ma lo sputtanamento c’è stato, e la vicenda ha fatto il giro del mondo. Probablimente non è giusto: la gente dovrebbe finire nel tritacarne per cose un po’ più serie di queste, vere o false che siano. Ma è lecito sospettare che il sexygate abbia avuto un effetto dirompente sulle sue vittime. Lo stesso premier si è rivolto a consulenti d’immagine che gli hanno instillato fantasie alla Girolamo Savonarola, come la copertura di una tetta nella copia di un dipinto esposta nella sala stampa del governo. A una cosa del genere non avrebbe pensato, in condizioni normali, l’ayatollah Khomeyni e neppure il moralista interpretato da Alberto Sordi; ha riso tutto il mondo della cultura. E poi questa legge, intrisa di una morale utilitaria e della consapevolezza della sua inutilità. E non di chi scrive: «mi rendo conto che è un fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga» – sono le parole della ministra. E allora, perchè tutto questo?

Non se ne farà niente. All’inizio un po’ di baccano, poi al primo cliente sfigato che beccano e si impicca (è già successo), gran lavate di capo e disapplicazione nella pratica della legge.

Intanto, però, un po’ di fumo neglio occhi. E anche un po’ di compiacimento. La cultura politica della Carfagna, infatti, è troppo rasoterra perchè percepisca i limiti della sua azione. Qualsiasi politica svincolata da una seria previsione degli effetti non ha motivo di esistere; a meno che, ed è lecito sospettarlo, non ne abbia di occulti.

Marco de’ Francesco

corredato da video in http://www.ideapadova.it/index_italia.html

Published in: on settembre 14, 2008 at 3:02 pm  Lascia un commento  

An ultimate journey

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Published in: on maggio 11, 2007 at 10:26 am  Lascia un commento  

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La bellezza in Italia…

Published in: on maggio 11, 2007 at 10:23 am  Lascia un commento  

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Cari amici,

mi rivolgo a tutti coloro che sono sensibili al problema del degrado paesaggistico in generale. C’è uno spettro che si aggira per l’Italia. E’ il problema dei problemi. Questo Paese ha ricevuto in grazia un immenso patrimonio che non ha saputo conservare per i posteri. Di fatto, a forza di gettate di cemento e demolizioni, gran parte del territorio è irriconoscibile. C’è una immensa questione culturale da tenere in considerazione. L’Italia è stata, per lungo tempo, e forse è ancora, guidata dalla più ignorante classe politica del mondo occidentale. Non si può far molto, ma qualcosa sì. Almeno gridiamo. In un Paese in cui ci si indigna per tutto, sarebbe opportuno protestare, incazzarsi un po’, far presente all’amministrazione che non tutto si può fare. Segnalo un sito amico: http://bellezzaperduta.blogspot.com/

Published in: on maggio 11, 2007 at 10:20 am  Lascia un commento  

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WordPress.com Il restauro della Villa progettata nel Rinascimento dal Falconetto non è filologicamente corretto. Prevede la destinazione dell’immobile a ristorante, la costruzione di bagni e l’abbattimento di muri. Palazzinari? No, il FAI. villa-dei-vescovi.jpg

Published in: on maggio 11, 2007 at 9:51 am  Lascia un commento