L’indignazione della ministra (genera mostri)

Che fate quando vi pescano con le mani nel vasetto della marmellata? Vi vergognate, è ovvio. Se poi la cosa fa il giro del pianeta, vi vergognate ancora di più. Ho conosciuto persone che si sono chiuse in casa per sei mesi, dopo essere finite sui giornali in circostanze sfavorevoli. Altre, però, il cui ego supera la comune decenza, sanno bene che in politica l’arma più adeguata da sfoderare in casi come questi è l’indignazione. Mi avete beccato? E io mi indigno.

Ma talvolta si esagera. Proprio l’altro ieri è stato presentato, in una affollata conferenza stampa, il ddl sulla (o meglio, contro la) prostituzione di strada. Porta la firma della ministra alle pari opportunità Mara Carfagna, ex velina e presentatrice di una certa notorietà dovuta, fino a pochi mesi fa, alla pubblicazione di calendari molto diffusi nell’ambiente extraparlamentare dei gommisti. Ma chi ne avesse sentito parlare solo durante la conferenza, avrebbe potuto pensare di trovarsi di fronte a Santa Maria Goretti in persona. Elegante (ma non in albis come in altre occasioni), taglio alla garçonne, voce pacata, la ministra racconta ai giornalisti di aver dato una mazzata micidiale al mondo della prostituzione. Che di fatto il ddl abolisce in toto. «Si tratta – spiega – di uno schiaffo durissimo al mercato della prostituzione, le toglie linfa». E continua: «Un fenomeno vergognoso che spesso è connesso alla riduzione in schiavitù, all’uso e all’abuso dei minori, che a volte sfocia anche in fenomeni di violenza come lo stupro, tutti fenomeni che sono strettamente collegati alla prostituzione in strada». Un fatto di decoro urbano? Macché, spiega la ministra, c’è di più: «per il governo la priorità è la lotta ai reati, che condanna fermamente».

E’ il ddl più strano che si potesse immaginare. Dopo anni di riflessioni sul fenomeno della prostituzione, c’è chi ritiene di poterlo cancellare con la bacchetta magica di una legge. Il ddl si limita a punire prostitute e consumatori; più carcere per tutti, e questo in un paese dove, per andare in galera, devi farla veramente grossa. E’ come abolire per legge gli uragani, senza prendere iniziative per limitare quei fenomeni che, come il global warming, li alimentano.

Solo che il fenomeno ha dimensioni che il candore della ministra non riesce a percepire. Cinquantamila prostitute, per lo più straniere, e nove milioni di clienti. Come arrestare la Lombardia intera. Ministra, ma dove li mettiamo? E poi, chi arresta chi? Si tratta di ingabbiare un terzo del genere maschile presente in Italia, cioè (esclusi i bambini e i vecchi) la metà dei maschi sessualmente attivi. Ma vi rendete conto? Immaginate di andare in ufficio e di trovarlo mezzo vuoto. «E Mario, Luca e Antonio?» «Eh, sono stati arrestati».

Che la legge abbia solamente una dimensione propagandistica, lo si capisce dall’indignazione, cartina tornasole di una coscienza con la coda di paglia. «Come donna impegnata in politica e nelle istituzioni, la prostituzione mi fa rabbrividire – ha aggiunto il ministro -. Mi fa orrore, non comprendo chi vende il proprio corpo. Ma mi rendo conto che è fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga». E questa indignazione non richiesta né provocata dai giornalisti presenti che fa riflettere: vuoi vedere che tutto questo sia stato costruito in quattro e quattr’otto per difendere, più che il decoro urbano, quello della ministra? Perchè non c’è niente di più efficace in politica, quando si finisce nel tritacarne, che una buona spolverata di morale pubblica e pie intenzioni.

Facciamo un passo indietro. Due mesi fa un quotidiano argentino se ne usciva paragonando Berlusconi a Clinton e dipingendo un quadretto piuttosto piccante. Nell’articolo si legge che «El primer ministro Silvio Berlusconi y una ministra de su gabinete han quedado en el centro del escenario de un vasto escándalo ya bautizado “sexygate”, como el que hace diez años casi le cuesta la presidencia de los Estados Unidos a Bill Clinton, a raíz de sus comprobados juegos de sexo oral en la sala oval de la Casa Blanca con la becaria Mónica Lewinsky… Se dice que en la Caja de Pandora de las 8.400 intercepciones telefónicas realizadas por la justicia de Nápoles en una causa de corrupción que podría terminar en un proceso penal contra Silvio Berlusconi, hay algunas llamadas que no tienen relevancia penal pero son un cóctel explosivo por su fuerte contenido erótico y las referencias al sexo oral, que los italianos llaman il pom…(censura)». Vero? Falso? Non sappiamo, perchè nessun giornale italiano ha pubblicato le presunte intercettazioni. Dobbiamo dunque desumere che non esistano; chi scrive è peraltro contrario alla pubblicazione di intercettazioni che non abbiano, come in questo caso non avrebbero, alcuna rilevanza penale. La privacy va rispettata, anche se si tratta del premier e di una ministra della Repubblica.

Ma lo sputtanamento c’è stato, e la vicenda ha fatto il giro del mondo. Probablimente non è giusto: la gente dovrebbe finire nel tritacarne per cose un po’ più serie di queste, vere o false che siano. Ma è lecito sospettare che il sexygate abbia avuto un effetto dirompente sulle sue vittime. Lo stesso premier si è rivolto a consulenti d’immagine che gli hanno instillato fantasie alla Girolamo Savonarola, come la copertura di una tetta nella copia di un dipinto esposta nella sala stampa del governo. A una cosa del genere non avrebbe pensato, in condizioni normali, l’ayatollah Khomeyni e neppure il moralista interpretato da Alberto Sordi; ha riso tutto il mondo della cultura. E poi questa legge, intrisa di una morale utilitaria e della consapevolezza della sua inutilità. E non di chi scrive: «mi rendo conto che è un fenomeno che esiste e che purtroppo non può essere debellato, come la droga» – sono le parole della ministra. E allora, perchè tutto questo?

Non se ne farà niente. All’inizio un po’ di baccano, poi al primo cliente sfigato che beccano e si impicca (è già successo), gran lavate di capo e disapplicazione nella pratica della legge.

Intanto, però, un po’ di fumo neglio occhi. E anche un po’ di compiacimento. La cultura politica della Carfagna, infatti, è troppo rasoterra perchè percepisca i limiti della sua azione. Qualsiasi politica svincolata da una seria previsione degli effetti non ha motivo di esistere; a meno che, ed è lecito sospettarlo, non ne abbia di occulti.

Marco de’ Francesco

corredato da video in http://www.ideapadova.it/index_italia.html

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Published in: on settembre 14, 2008 at 3:02 pm  Lascia un commento